Villa Lysis – La storia

Villa Lysis – La storia

Rilevanti per la qualità architettonica, rivelatrici della figura dei committenti e della vocazione dei luoghi, custodi di segreti: queste sono le case di Capri. Microstorie dell’isola che ancora alimentano il potere e il fascino del mito a Capri.

Villa Lysis è la mitica dimora del conte Fersen, un vero e proprio sublime monumento dell’effimero e paganeggiante culto della vanità. Tra le principali case con una lunga storia, rappresenta ancora un simbolo di quelle silenziose dimore pervase dagli spiriti che le abitarono e tra le cui pareti bruciarono le loro disperate esistenze.

Fosca e deserta, sommersa dai rampicanti e ombreggiata dai cipressi, è l’immagine esteriore della figura di Jacques d’Adelsward Fersen. Dal punto di vista architettonico, è la più vicina alla cultura europea.

Di origini nobili, Fersen nacque a Parigi nel 1880 e, così com’era d’obbligo per un giovane del suo rango, fu avviato agli studi nei migliori collegi parigini. Durante il suo primo viaggio in Italia, si recò a Napoli dove strinse amicizia con il visconte Robert de Turnel, più grande di lui di 18 anni. Interessi comuni lo resero ben lieto di accompagnare il visconte in gita a Capri. Fu proprio allora che ci fu il primo rapido approccio con l’Isola del suo destino. Tornato a Parigi, affrontò il grave dolore dell’improvvisa perdita del padre. L’eredità paterna lo rese sempre più ricco e fu così che iniziò a muovere i primi passi negli ambienti intellettuali e a frequentare i salotti della moda. Negli anni seguenti, ebbe inizio la sua attività letteraria con diverse opere. La poesia, però, non era il suo unico pensiero: Jacques, infatti, si innamorò di una fanciulla di nome Blanche, figlia del visconte di Moupeou. Negli anni seguenti, Fersen si recò a Venezia, lì dove ebbe l’ispirazione per il suo primo romanzo. Arruolatosi nel 91° fanteria,  ebbe un periodo di licenza a causa di una bronchite. Quell’occasione fu sfruttata per tornare a visitare Capri. L’Isola aveva subito diversi cambiamenti: ampliamento e rimodernamento del Quisisana (dove aveva alloggiato la prima volta), la costruzione di una strada che portava direttamente alla Piccola Marina. Ritornò a Parigi dove continuava senza tregua la sua attività letteraria, riprese a frequentare gli amici di un tempo e anche Blanche. Proprio il giorno in cui si sarebbe dovuto celebrare il suo matrimonio, fu arrestato per l’accusa di oltraggio alla morale e corruzione di minorenni. Anni duri furono per il conte. Un processo da affrontare con conseguente condanna. Passato questo periodo, Fersen pensò di rivedere Blanche ma non venne neanche da lei ricevuto. Ormai, in preda alla disperazione, decise di abbandonare tutto e tutti e si ricordò di Capri. Per la terza volta, si recò sull’Isola. Inizialmente, prese in affitto Villa La Certosella ma per lui la zona era troppo affollata. Il suo desiderio era di costruire una villa in un posto romantico. Il suo eremo incantato si sarebbe costruito in un luogo dove nelle sere d’estate era possibile ammirare la Costiera Amalfitana e le montagne della Basilicata, lì sarebbe sorta la sua dimora di sacerdote del Bello. “Qualcosa che non assomigliasse a niente”, questo lasciò detto Jacques all’amico a cui affidò il progetto della Villa. Un senso di disprezzo verso l’altro sesso spinse Jacques a pretendere che tutti i materiali da costruzione fossero trasportati in spalla da donne. Alloro, mirto, narcisi, camelie e orchidee adornavano il giardino della sua immensa dimora. I lavori della villa furono tormentati da varie peripezie ma alla fine terminarono nel 1905. Durante quegli anni, Fersen strinse amicizia con Nino Cesarini, che lo accompagnò per tutti gli anni a venire. “La Gloriette” fu il suo primo nome ma, ben  presto, il nome fu cambiato in “Villa Lysis” in onore proprio di Liside, discepolo di Socrate, ricordato in un dialogo di Platone. La Villa era immensa: da un breve vialetto che portava ai piedi di una scalinata al piccolo ponte che tagliava in due il giardino, campo da tennis, statue, sculture. Non mancava proprio nulla. Arredò la sua splendida dimora anche con tappeti, quadri, mobili portati direttamente da Parigi. Negli anni seguenti, Fersen continuò la sua attività letteraria. Non furono anni di completa serenità anzi. La scrittura del suo romanzo, il primo ambientato a Capri, gli fece perdere gran parte della benevolenza. Si era divertito a sparlare di tutti, dalla Chiesa ai carabinieri ai costumi morali della gioventù. Anni di viaggi, di amicizie, di continua perdizione nelle fatali voluttà dell’oppio. Proprio l’oppio determinò la sua precoce morte. La Villa è stata per diversi anni proprietà dapprima della sorella del conte e poi di una nipote che, seppure per un breve periodo, fece rivivere nella Villa un breve salotto culturale. Negli anni ’50, è stata poi venduta a un miliardario armeno-messicano Felix Mechaulan, proprietario all’epoca dell’Hotel Quisisana. Successivamente, il gallerista napoletano Lucio Amelio fondò l’ “Associazione Lysis”. Dopo solo tre anni, il Ministero dei Beni Culturali decretò interesse storico monumentale.  La Villa fu venduta poi, prima all’avvocato Manfredonia e poi ad Armando Campione, che morì investito da un’auto  dopo solo due mesi dall’acquisto della villa. Attualmente, Villa Lysis è di proprietà del comune di Capri ed è sede di iniziative artistiche e culturali.

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